Il modello comparato in un contesto circolare: integrazione teorica, fattori comuni, terapia multimodale

a cura del Comitato Scientifico

Sul piano culturale il modello comparato si collega alla ricerca sui momenti unificanti del sapere psicoterapeutico. Assumendo come base i costrutti di ambito psicodinamico e cognitivo-comportamentale il modello comparato persegue:
- l'integrazione teorica
- l'integrazione dei fattori comuni
- la terapia multimodale
Muovendo dal criterio che la teoria, la ricerca e la pratica in psicoterapia siano aspetti inseparabili di un unico processo, il modello comparato prevede che la formazione di psicoterapeuti non possa essere disgiunta da una plasticità nella individuazione dei campi applicativi entro i quali le conoscenze psicoterapeutiche possano esplicitarsi ed evolversi. L'obiettivo è quello di una migliore coniugazione dell'esperienza psicoterapeutica con quella di ricerca, a vantaggio di una pratica clinica che, attraverso dati provenienti dalla ricerca empirica, possa acquisire informazioni per una migliore comprensione del disagio psicologico. La ricerca stessa, in questo contesto circolare, può affinare le proprie metodologie e ampliare gli orizzonti conoscitivi.
Il modello psicoterapeutico comparato è infatti concepito come sistema aperto, una struttura in evoluzione che non si limiti a consentire l'interazione tra le componenti esistenti nel sistema, ma che permetta, attraverso una coesione interna, la comparazione e l'integrazione di nuovi elementi nonché l'eventuale eliminazione di quelli superati.
La comparazione nasce come metodologia di ricerca tesa a superare i confini di un'unica scuola e di un'unica prospettiva, caratterizzandosi per una apertura verso teorie e tecniche diverse, in particolare verso quelle psicodinamiche e quelle cognitivo-comportamentali. La psicoterapia comparata rappresenta quindi un aspetto dell'integrazione psicoterapeutica che si è venuta concretizzando alla fine degli anni '70 caratterizzata dall'insoddisfazione per gli approcci delle singole scuole quando tali approcci si costituiscano ognuno in termini di chiusura ed esclusione di altri possibili. Integrazione che, spinta dal desiderio di guardare oltre i confini delle diverse correnti del pensiero psicoterapeutico, persegue anche il fine di individuare, attraverso il loro confronto, alcuni degli elementi fondanti della psicoterapia, che cosa distingua l'atto psicoterapeutico da altri tipi di atti terapeutici, tra i quali, per esempio, quello medico.
Il modello comparato si colloca dunque nell'ambito di ricerca della psicoterapia integrata, mirando a costruire una struttura globale che permetta di capire e/o predire il cambiamento e di determinare la scelta delle procedure per attuare quello via via individuato come "desiderabile". Punto focale del lavoro di ricerca riferibile al modello comparato, è l'integrazione teorica con particolare attenzione all'integrazione psicodinamica di P. L. Wachtel, il sistema aperto di G. E. Schwartz, il concetto di sistema di E. E. Beckham. Vengono altresì attivamente considerate sia la ricerca dei fattori comuni - particolare riferimento alle ipotesi di J. D. Frank, J. P. Brady, M. R. Goldfried, J. O. Prochascka - sia la terapia multimodale di Arnold Lazarus e la psicoterapia eclettica sistematica di L. E. Beutler e J. Clarkin. Il modello comparato non persegue una integrazione rigida, ma la costruzione di un modello strutturale in evoluzione che non si limiti alla comparazione tout court, ma che permetta l'introduzione di nuovi elementi e l'eventuale eliminazione di quelli individuati come ridondanti o non funzionali. Una struttura teorica aperta, che possa consentire la formulazione di nuove teorizzazioni, nuove proposte terapeutiche, più ampie possibilità di ricerca.
Dunque:
1. Una comparazione che miri a costruire una struttura globale, ad evidenziare un sistema omeostatico rispondente a quanto nell'essere umano sarebbe caratterizzato dalla sistematica presenza e interdipendenza di elementi emotivi, cognitivi, comportamentali. Questo in base all'assunto che:
a) elementi cognitivi, affettivi, comportamentali costituiscano per ogni essere umano livelli diversi e interagenti di uno stesso sistema;
b) il cambiamento richiesto di uno dei livelli suddetti implichi cambiamenti negli altri elementi del sistema;
c) detto sistema omeostatico corrisponda a quello tradizionalmente considerato come psichico strettamente interagente con quello biologico.
2. Una comparazione dalla quale emerge l'importanza della relazione terapeutica, ovvero di quello che succede tra paziente e terapeuta ai vari livelli emotivo, cognitivo, comportamentale quale contribuente forte del verificarsi o meno del cambiamento richiesto.
3. Una comparazione che sottolinea come il processo psicoterapeutico possa intendersi fin dal primo momento anche come processo diagnostico, in quanto diagnosi, ovvero atto di discernimento e di comprensione di un problema, da intendersi quest'ultimo nel suo significato etimologico di problhma, ciò che "sporge" e "va oltre" i mezzi di comprensione e di contenimento del suo portatore (e in questo senso paziente). Un processo tale da:
a) permettere al paziente di impegnarsi in nuove esperienze;
b) permettere al paziente (configurandosi dette esperienze quali "esperienze emozionali correttive", disconferma di attese disfunzionali, cambiamenti nella percezione di sé, degli atteggiamenti etc) l'acquisizione di apprendimenti nuovi e quindi la formazione di "neo-strutture cognitive".
4. Una comparazione che si costituisce anche come comparazione diretta di dette strutture con quelle presenti nel terapeuta così che quest'ultimo potrà fornire al suo paziente un feed-back tale da permettergli di confrontarsi con lui e raggiungere nuove consapevolezze dei propri pensieri, sentimenti azioni, in ultima analisi nuove diagnosi riguardo il proprio modo di essere.
5. Una comparazione infine che pone le basi dell'efficacia terapeutica sulla individuazione di livelli di cambiamento e processi di cambiamento attraverso l'insight e l'azione.
Nella pratica terapeutica vengono considerati fondamentali i seguenti punti:
1. L'individuazione dei modi di relazionarsi con il terapeuta da parte del paziente a livello emotivo-affettivo, ovvero a quel livello che nei termini delle scienze della comunicazione si definisce come analogico e che in ambito psicodinamico può essere ricondotto al concetto di transfert.
2. L'utilizzo da parte del terapeuta dei modelli relazionali individuati nel paziente quali informazioni circa quelle esperienze basilari che, risolvendosi per lo stesso in apprendimenti disadattivi, si resero responsabili del costituirsi di certi suoi problemi, in particolare di quello che lo portò a fare una domanda di psicoterapia.
3. L'utilizzo da parte del terapeuta di quanto individuato circa quelle esperienze per porsi nei confronti del suo paziente in modo da instaurare per lui le condizioni di una esperienza emozionale correttiva (nell'accezione di F. Alexander) delle stesse.
4. L'utilizzo da parte del terapeuta della correzione attuata nel suo paziente sul piano emotivo per avviare con lui una analisi del suo problema (nonché delle fantasie, delle rappresentazioni, dei sogni ricollegabili con quello) e aprire nuove possibilità di comprensione del problema in questione (processo diagnostico).
5. La prescrizione comportamentale, quale opportunità data dal terapeuta al paziente via via che, grazie al processo suddetto, si aprono per lui nuovi spazi mentali entro i quali comprendere il proprio problema, di sperimentare nuove ipotesi di soluzione dello stesso.
6. L'utilizzo da parte del terapeuta di quelle sperimentazioni per confrontarsi con il suo paziente riguardo gli effetti delle stesse, sia sul piano emotivo che su quello cognitivo (nuove fantasie, rappresentazioni, sogni, etc.): ciò al fine di permettere a quest'ultimo di approfondire la comprensione del suo problema e di giungere a nuovi insight riguardo le decisioni da prendere per risolverlo.

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