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Pessimismo e rischio di infarto

pessimismoNon basta seguire una dieta sana, fare attività fisica regolarmente, evitare gli alcolici e non fumare. Per proteggere la salute del cuore è necessario anche pensare positivo. Più precisamente non pensare negativo. Uno studio condotto in Finlandia, presso l'ospedale centrale Paeijaet-Haeme, ha scoperto che il pessimismo fa male al cuore e potrebbe più che raddoppiare il rischio di morte per malattia delle coronarie. Questo non significa però che l'ottimismo protegga il cuore. Lo studio, pubblicato sulla rivista BMC Public Health, ha infatti dimostrato solo che il pessimismo è un nemico... (fonte: La Stampa)

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Colloqui specializzazione - 7 novembre 2016

12giuLa Scuola di Psicoterapia Comparata, sede di Firenze, comunica che per il giorno 7 novembre 2016 sono previsti i colloqui per l'ammissione al Corso di Specializzazione Quadriennale in Psicoterapia Comparata (AA.FF. 2017-2020).

Modalità di svolgimento: ...

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Human Brain Project: a Firenze i segreti del cervello umano

Header OpenDaySi sta svolgendo in questi giorni a Firenze (dal 12 al 15 ottobre) il primo open day "Human Brain Project", il progetto di bandiera della ricerca avanzata dell'Unione Europea.

"E' una delle sfide più straordinarie della scienza moderna: mettere insieme tutte le conoscenze disponibili sul cervello umano, ricostruendo il suo funzionamento su avanzatissime piattaforme informatiche. L'obiettivo è trovare così le cure per le malattie degenerative del sistema nervoso, ma anche dar vita a supercomputer intelligenti.
E' Human Brain Project, selezionato dall'Unione Europea nel 2013 come progetto di bandiera per il decennio successivo, insieme a Graphene.
Al progetto partecipano più di cento istituti di ricerca europei e internazionali. Tra questi il Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non Lineare dell'Università di Firenze (LENS), l'Università di Pavia, il Consorzio Interuniversitario CINECA di Bologna, la Scuola Sant'Anna, l'EBRI, la Scuola Normale Superiore di Pisa, il CNR.
Il progetto prevede di raccogliere...

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Il proccesso di generazione dei segnali nervosi rivisitato da ricercatori italiani

segnaliÈ stato appena pubblicato su Nature Communication, la prestigiosa rivista scientifica internazionale, il lavoro di un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell'Università di Pavia coordinato dal Prof. Egidio D'Angelo. Il lavoro mette a fuoco una nuova proprietà dei neuroni in grado di modificare le nostre concezioni sul funzionamento del sistema nervoso centrale.

Il fatto è importante poichè gli assoni permettono la trasmissione di segnali all'interno di complesse reti che coinvolgono qualcosa come mille miliardi di neuroni e un milione di miliardi di connessioni nel cervello umano, generando così le funzioni sensoriali, motorie e cognitive e, in ultima analisi, il comportamento e il pensiero.

Negli anni '50 Hodgkin e Huxley presentarono una teoria...

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Quanti secondi sai rimanere in contatto visivo?

sguardoRimanere in contatto oculare per un periodo di tempo adeguato è un atto di delicato equilibrio sociale: troppo breve, e sembriamo sfuggenti e inaffidabili; troppo a lungo, e rischiamo di apparire invadenti. Inoltre, ogni persona preferisce chiudere gli occhi per per differenti quantità di tempo, tanto che ciò che è troppo breve per una persona può risultare troppo lungo per un'altra. In un nuovo studio, pubblicato nell'ultimo numero di Royal Society Open Science e riportato da Science, i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di 498 volontari di guardare un video di un attore che fissa l'interlocutore da uno schermo e premere un pulsante se lo scambio di sguardi risultava scomodo perché troppo breve o troppo lungo. Durante la prova, il movimento degli occhi e la dimensione delle pupille sono stati registrati con la tecnologia eye-tracking. In media, i partecipanti hanno avuto una "durata preferita del contatto visivo" di 3.3 secondi (± 0,7). Inoltre i ricercatori hanno scoperto che una maggiore velocità di dilatazione delle pupille è correlata ad un tempo maggiore dello scambio di sguardi.

L'Adhd nell'infanzia e quella dei giovani adulti potrebbero essere malattie distinte

young-boy-holds-adhd-text-written-sheet-paper-attention-deficit-hyperactivity-disorder-close-up-65137383Due articoli e un editoriale pubblicati su Jama Psychiatry hanno esaminato la sindrome da deficit di attenzione/iperattività (Adhd) nell'infanzia e tra i giovani adulti. Dal primo studio, svolto da Louise Arseneault del King's College di Londra e colleghi, emerge che il 65% dei diciottenni con diagnosi di Adhd non mostrava i criteri diagnostici per la malattia nelle valutazioni fatte nell'infanzia. Non solo: i dati degli autori indicano che i giovani adulti con Adhd tardiva avevano meno sintomi e un quoziente intellettivo (QI) maggiore rispetto ai coetanei con malattia persistente, ossia presente fin dall'infanzia.

Dallo studio, cui hanno preso parte 2.040 soggetti provenienti da una coorte di gemelli nati in Inghilterra e Galles, emerge che i soggetti con Adhd nell'infanzia avevano, rispetto a quelli con malattia tardiva, un quoziente intellettivo più basso a 18 anni e una maggiore compromissione delle attività sociali, scolastiche o lavorative, oltre a più marcati disturbi d'ansia e della condotta con frequente dipendenza da marijuana.

«Servono ulteriori indagini per comprendere meglio i motivi dell'eterogeneità... (fonte: Doctor33.it)

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Colloqui specializzazione - 4 luglio 2016

12giuLa Scuola di Psicoterapia Comparata, sede di Firenze, comunica che per il giorno 4 luglio 2016 è prevista la prima sessione di colloqui per l'ammissione al Corso di Specializzazione Quadriennale in Psicoterapia Comparata (AA.FF. 2016-2019).

Modalità di svolgimento: ...

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Curare via whatsapp

medicina via whatsappA proposito dell'utilizzo delle nuove tecnologie all'interno della relazione tra professionista e paziente, tema molto attuale e dibattuto anche nel campo psicologico, vi proponiamo questo articolo tratto da Repubblica.

C'è chi manda la foto della propria gola su WhatsApp al proprio medico. "Dottore, non riesco a parlare, è tutto gonfio, vede. Che faccio?". E sempre più spesso ottiene conforto e cura. La quantità di medici che usa la chat per assistere i propri pazienti ha superato il 50 per cento per la prima volta nel 2015: è a quota 56 per cento, in crescita del 33 per cento rispetto al 2014. Un boom, secondo i dati dell'ultimo rapporto sulla Sanità digitale presentato pochi giorni fa dal Politecnico di Milano. Sì, perché "la chat di WhatsApp è comoda. Tutti hanno il servizio e possono mandare al proprio medico foto dei risultati di esami o persino di una...

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